Unità della Massoneria

Diego S. – Cosenza, Itália

La Massoneria è una, e non può che essere una. È un’idea, una raccolta di principi e di norme, nella quale si identificano alcuni uomini i quali, quasi per una necessità naturale, vengono tra loro a contatto o mediante un incontro fisico od anche mediante incontri medianici che consentono loro di scambiarsi idee, di comunicarsi i risultati che ciascuno ha raggiunto nella propria individuale ricerca della “verità”, scopo che tutti li unisce e che li identifica quali “massoni”.

Non è, pertanto, necessaria una organizzazione, esteriore e costante nel tempo, affinché un “gruppo” di uomini attuino concretamente la osservanza dei principi e delle norme che costituiscono il tessuto connettivo della Massoneria. Questo, infatti, emerge, dall’analisi della evoluzione storica della stessa Massoneria.

Oggi, quella che viene denominata e conosciuta come “Massoneria”, è organizzata in una moltitudine di “Grandi Logge”, raggruppamenti organici di Logge che hanno a capo un Gran Maestro ed altri organismi giurisdizionali.

Riportiamo, dall’opera di Bernard E. Jones Guida e compendio per i Liberi Muratori, ed. Atanòr, 1995.

« La prima Grande Loggia del mondo venne fondata a Londra nel 1717, ma gli studiosi della Massoneria ritengono che la vera pietra miliare della storia massonica sia da collocare tredici anni dopo, cioè nel 1730, quando la pubblicazione di uno dei primi scritti non autorizzati, il Masonry Dissected di Prichard, attesta chiaramente recenti sviluppi nel cerimoniale e nel rituale esoterico. Gli storici considerano il 1730 come punto cruciale non solo per quanto riguarda le questioni cerimoniali, ma anche per il riconoscimento e la maggiore comprensione umana di quei princìpi che proprio in quel periodo si andarono strettamente associando alla Massoneria. I cerimoniali di Loggia del 1717, a parere di alcuni, erano probabilmente più o meno simili a quelli
precedenti il 1700, mentre nel 1730 molte cose erano avvenute. Per quanto riguarda l’epoca pre-settecentesca, questa è solo una congettura, ed in mancanza di prove al riguardo è più corretto e ragionevole presumere che vi sia stata una regolare evoluzione del cerimoniale dai tempi dell’Accettazione, e con essa una crescita nel numero delle logge e dei loro membri. Questa sembra essere l’opinione più ragionevole, ed è possibile che gli autori massonici siano stati un po’ troppo recisi nel considerare il 1730 come anno critico. Certamente quell’anno ha una certa rilevanza, soprattutto per lo scritto di Prichard, nel quale si afferma di rivelare i rituali in uso presso le logge inglesi, che dovevano esistere da almeno due o tre anni. »

Più avanti, nella stessa opera, leggiamo.

« Anderson afferma nelle sue Costituzioni che l’avvento della Gran Loggia fu la “rinascita” delle Comunicazioni Trimestrali e dell’Assemblea annuale, ma per accettare questo fatto dovremmo avere le prove che sia mai esistita un’autorità massonica nazionale, o almeno regionale, capace di convocare simili riunioni. Ma non abbiamo prove in questo senso, anche se negli antichi manoscritti si parla di assemblee tenute annualmente dagli operativi. L’opuscolo “Roberts” (1722) menziona ad esempio un’assemblea di Muratori tenutasi nel dicembre 1663.

Le prime Costituzioni ci dicono che le quattro logge “pensarono di cementarsi sotto un Gran Maestro come centro d’unione e di armonia”, ma questo non ci chiarisce cosa avessero in mente i fondatori. … Alcuni studiosi sono convinti che parte dell’obbiettivo era quella di restaurare e rafforzare qualcosa dell’antico sistema corporativo, e a sostegno di questo fatto indicano la costituzione della Massoneria sul modello delle “livree”, il suo sistema di governo, le denominazioni dei suoi dignitari, il suo abbigliamento, ecc. L’ipotesi acquista valore per il forte sospetto che alcuni membri della Compagnia dei Muratori appartenessero anche ad una o più delle quattro logge; al tempo stesso, viene suggerita l’analogia fra la ristretta giurisdizione della

Gran Loggia e la sfera d’azione della Compagnia Londinese, limitata al raggio di sette miglia..

Molti storici della Massoneria non nascondono di credere alla stretta connessione fra l’ideologia della prima Gran Loggia e quella dei circoli, ed hanno ritenuto necessario sottolineare il fatto che alla fine del XVII e agli inizi del XVIII secolo le riunioni massoniche avevano tutto l’aspetto di raduni conviviali. G. W. Speth, i cui scritti sono degni del massimo rispetto, crede ad esempio che le logge dei muratori accettati avessero una certa dose di cerimonie mistiche, ma che a prescindere da ciò fossero società conviviali. Certamente le logge si riunivano in taverne, che erano gli abituali luoghi di ritrovo dell’epoca, giacché non c’era altro posto dove andare. In queste taverne e nelle caffetterie nacquero 1 circoli (molto numerosi dopo il 1717); le prime logge, che furono indubbiamente simili a dei circoli, dovettero necessariamente fare lo stesso.

I circoli furono una tipica istituzione del XVII secolo, ed il primo uso’ conosciuto del termine risale al 1659. L’idea dei circoli ricevette grande stimolo dagli scritti di Joseph Addison e di Richard Steele, che pubblicarono il loro Spectator proprio in un circolo, i membri del quale erano assai disparati e rappresenta­vano le classi più intelligenti e rilevanti della società. Addison scrive nello Spectator che « L’uomo è considerato un animale sociale, e noi cogliamo tutte le occasioni ed i pretesti per raggrupparci in quelle piccole assemblee notturne cui viene dato il nome di Circoli. I più famosi circoli moderni si basano sul mangiare e sul bere, argomenti su cui quasi tutti gli uomini sono d’accordo… Quando gli uomini sono così tenuti assieme dall’amore per la socievolezza, e non dallo spirito fazioso, e quando non si incontrano allo scopo di criticare e di importunare gli assenti, ma solo per divertirsi insieme… allora ci può essere qualcosa di molto utile in queste piccole istituzioni. »

È dunque ovvio [prosegue Jones] che la prima Gran Loggia venne costituita in un’epoca in cui la vita dei circoli stava
assumendo grande popolarità, ed è facile immaginare che molte logge dell’epoca fossero, in un certo senso, una sorta di circoli. Sarebbe tuttavia molto errato credere che, nella fondazione della Gran Loggia, l’intento principale fosse quello di far nascere un circolo o di legare più strettamente le logge massoniche al movimento dei circoli. Il muratore “in coltello e forchetta” che desiderasse un proprio circolo possedeva già qualcosa del genere nelle assemblee “conviviali” della sua loggia; è dunque difficile credere che una riunione di Gran Loggia quattro volte l’anno ed una Assemblea annuale con relativa festa avrebbe potuto soddisfare molto di più i desideri di vita associativa dei nostri antichi Fratelli. Possiamo essere certi che, se i membri della “quattro logge” avessero voluto maggiori occasioni sociali, sicuramente avrebbero saputo trovare dove trovarle e come ottenerle senza fondare una Gran Loggia, che certo aveva ben poco da offrire loro al riguardo. »

Ed allora, perché il proliferare di tante Grandi Logge, di tanti Grandi Orienti ?

Ripartiamo dal principio.

Le logge “operative”, cioè i raggruppamenti di “liberi muratori” destinate esclusivamente all’attività di costruzione erano raggruppamenti che si costituivano spontaneamente attorno ad un “maestro”, costituendo quella che oggi chiameremmo una “impresa edilizia”, gestita, diretta ed amministrata dal “maestro” il quale, in vista di una commessa di lavoro, od a seguito di essa, accettava o chiamava intorno a sé un certo adeguato numero di “compagni”, elementi già professionalmente qualificati ma non ancora in grado di progettare, programmare e dirigere la costruzione di un grande edificio, scegliendo poi, insieme ad essi, un adeguato numero di volenterosi “apprendisti”, solitamente giovani che desideravano imparare il mestiere del costruttore e che, a tal fine, si iscrivevano alla “scuola” di quel maestro, sobbarcandosi a svolgere il lavoro più semplice e pesante, quale l’approvvigionamento della materia prima e la sua iniziale
lavorazione, in attesa, col tempo e con l’esercizio, di imparare sempre nuove tecniche e sempre nuovi “segreti” della lavorazione stessa e finire, perfezionandosi, con l’essere chiamati dal maestro a ricoprire il ruolo di “compagno d’arte” a mano a mano che se ne presentasse la necessità per il progressivo venire meno dei compagni anziani preesistenti, i quali lasciavano il “cantiere” o perché cessavano l’attività per limiti di età o perché si erano a tal punto perfezionati nell’arte da potere a loro volta diventare “maestri” autonomi e creare una nuova “impresa edilizia”, cioè una nuova “loggia” ed impegnarsi per proprio conto nella costruzione di un nuovo edificio.

Pertanto, ogni loggia era una entità autonoma e sovrana, sotto l’autorità esclusiva del “maestro” che ne gestiva la vita e dirigeva l’attività.

Le costruzioni che venivano affidate alle logge, ad eccezione di qualche palazzo reale (o analoghe costruzioni per i signorotti che nascevano col feudalesimo), erano prevalentemente o, in qualche regione, esclusivamente chiese, templi dedicati al culto religioso, la cui forma e struttura architettonica diventava perciò anche simbolica rappresentazione di aspetti spirituali attinenti al culto medesimo. A questo principio si fa risalire la nascita dello stile “barocco” delle maggiori cattedrali esistenti in Europa, nelle quali venne ad assumere particolare rilevanza l’uso dell’arco a sesto acuto, od ogivale, per rappresentare l’aspirazione dell’uomo verso l’alto, cioè verso la divinità che viene simbolicamente collocata nel cielo.

Con il passare del tempo, con la progressiva riduzione degli incarichi e delle commesse, con l’imborghesimento delle attività professionali ed artigiane, che da “corporazioni sacre e di tipo quasi sacerdotale” divenivano via via sempre più “laiche”, le logge assunsero anche altre funzioni, diverse dal costruire, sviluppando quegli aspetti di filosofia religiosa che avevano consentito di rappresentare con la pietra i sentimenti e le aspirazioni della religione. Furono accettati, nella loggia, elementi
che nulla avevano a che spartire con il lavoro di costruzione, ma che invece dimostravano grandi capacità filosofiche proiettate sia verso i grandi temi teologici della religione, sia anche, con le nuove tendenze che si venivano maturando’ nel XVII secolo, verso il tema particolare del valore dell’uomo in sé, e non soltanto nei suoi rapporti con Dio. Nascono i primi elementi di quello che, nel secolo successivo, sarà l’umanesimo e che darà vita e forma a quel fenomeno che viene denominato “rinascimento”, in quanto rinasce il concetto dell’uomo come elemento centrale dello universo, e che soppianta la concezione medioevale dell’universo teocerutrico.

Le logge, pian piano, cessano del tutto la loro attività minatoria “operativa” ed assumono esclusivamente quella “speculativa”. Ma poiché conservano forme e strutture delle precedenti corporazioni minatorie, conservano anche tutti i vantaggi ed i privilegi che la loro peculiare attività aveva fatto loro conquistare, soprattutto in materia fiscale, di libera circolazione tra i vari stati e di protezione e libertà rispetto a molte restrizioni legislative, anche di carattere penale. Questa caratteristica consentì alle logge di poter dare asilo ai perseguitati politici di qualsiasi stato ed a costoro di sfuggire alle pene, spesso capitali, conseguenti alla manifestazione di idee sostenitrici delle libertà individuali derivanti dal diritto naturale.

Era questo lo stato delle logge, quando le quattro londinesi, nelle quali convergevano uomini inglesi del tempo, dediti non certo all’attività edilizia, ma alla politica, al commercio, alle attività industriali, che avevano già sviluppato, nel settore politico e sociale, una struttura di sfruttamento imperialistico di tutti i territori che i loro eserciti, più o meno regolari, avevano conquistato alla corona del Regno Unito, decisero di creare una struttura di collegamento fra le logge. È probabile che l’idea iniziale dell’unificazione (che, fra l’altro, aveva una impostazione di tipo federalistico) fosse dettata dal pericolo che le logge, ormai prive della loro funzione edilizia,

potessero finire con l’essere “demolite” d’ufficio dall’autorità statale. Ma quando, per la felice scelta dei Grandi Maestri chiamati a dirigere la neonata Gran Loggia, essa riuscì ad aggregare il consenso di una notevole quantità di logge, maturò la pretesa di rappresentare una autonoma autorità che sulle stesse avesse potere legislativo in materia di comportamenti e di rituali nonché, fatto ancor più importante, il potere di dichiararne la legittimità o meno.

Per la verità esistevano già delle aggregazioni di logge, legate fra loro da un “patto” morale di reciproca fedeltà, solidarietà e collaborazione, aggregazioni guidate da una loggia che veniva denominata “loggia madre”, in quanto tutte le altre erano normalmente logge sorte per filiazione da quella, con il suo consenso ed il suo riconoscimento di legittimità.

Ma appunto perché altre aggregazioni esistevano, esse si opposero alle pretese della Gran Loggia di Londra e ne nacque una diatriba che andò avanti per qualche secolo, fino alla costituzione di quella che ancora oggi si denomina “Gran Loggia Unita d’Inghilterra”, che pretende di essere l’unico potere massonico che può’ dare il crisma della legittimità a qualunque altra aggregazione che si denomina “massonica”. Purtroppo, tale preteso potere viene avallato dalla smania di pietire il cosiddetto riconoscimento di legittimità da parte di moltissime Grandi Logge esistenti nel mondo.

Da questo primo nucleo di contrasti, che in Gran Bretagna ebbe origine con la contrapposizione degli “Ancients” e dei “Modems” (anche se successivamente riconciliatisi), che si estese poi anche nei confronti della Gran Loggia Madre di York e dei raggruppamenti massonici scozzesi, nacque l’abitudine di frazionare la massoneria in gruppi e gruppetti di logge o, addirittura, il sistema delle logge “libere e sovrane”, che rivendicano una assoluta autonomia da qualsiasi potere estraneo alla loggia, rifacendosi alla tradizione delle logge operative, autonome ed indipendenti l’una dall’altra.

Tutti questi fenomeni hanno dato luogo ad una enorme confusione, oltre che alla sempre maggiore “profanizzazione” dell’istituzione, tenuto conto del fatto che, il più delle volte, i contrasti tra un gruppo e l’altro sono fondati su problemi di egemonia e di potere (quando non proprio di politica di parte) che non su divergenze di carattere ideologico o rituale.

Sono- stati fatti, e continuamente se ne fanno, tentativi volti ad unificare le varie famiglie massoniche, quanto meno per avere un’unica organizzazione massonica per ogni unità nazionale, ma i tentativi si scontrano sempre sull’abbarbicamelo degli uomini di vertice di ciascuna aggregazione alla propria “poltrona” che non sono disposti a cedere, contentandosi spesso di essere primi a Bardonecchia piuttosto che secondi a Roma.

Oggi la situazione si è fatta veramente assurda. In Italia, tra Grandi Logge e Grandi Orienti a pretesa nazionale, raggruppamenti autonomi regionali, logge che si proclamano indipendenti, sono state elencate da qualcuno- almeno 250 entità che si autodefiniscono “massoneria”.

Un povero “profano” che, magari leggendo qualche onesto testo che tratta dellTstituzione in modo teorico ed ideale, si sente attratto dai suoi principi e desideroso di metterli in pratica, non ha la possibilità di discemere quale sia la giusta porta da imboccare e, il più delle volte, si lascia guidare da un amico o da un conoscente che già milita in una organizzazione massonica, inserendosi in realtà che, purtroppo molte volte, lo deludono fino ad indurlo ad andarsene, portandosi dietro tanta amarezza ed una pessima opinione della “massoneria”. Come, infatti, potrà distinguere quella realtà da lui sperimentata da eventuali altre di cui non ha conoscenza e che, forse, avrebbero potuto soddisfare le sue esigenze morali e spirituali ?

Per lui è “tutta” la massoneria che non va.

E, purtroppo, molti, moltissimi massoni preferiscono squalificarsi e squalificare l’idea stessa di massoneria, pur di non recedere dai loro appetiti, dalle loro ambizioni, dalle loro nefaste
pretese di potere profano che cercano di acquisire anche diffondendo un falso concetto della “solidarietà” massonica, causa spesso di abnormi situazioni di illegittimità sociale o, addirittura, penale.

E auspicabile che tutti gli “uomini di buona volontà”, che tutti coloro che sono “nati liberi e di buoni costumi”, messe da parte le naturali divergenze che possono e debbono nascere tra “liberi pensatori”, riservandosi di discuterle nelle sedi adeguate e con metodi “fraterni”, riunissero tutti i “fratelli” che, sincera­mente ed in perfetta buona fede hanno abbracciato la “vita massonica” , in una unica organizzazione, sotto un’unica direzione spirituale e morale, avente come scopo precipuo la definizione e la salvaguardia di quei principi e di quelle caratteristiche che fanno di una “aggregazione di uomini” una “famiglia massonica”, ponendo le basi di una legislazione in cui le autorità, i cosiddetti “poteri”, siano al servizio dell’istituzione e non preposte a sfruttarla per i loro fini personali, talvolta anche di natura economica, o per altre motivazioni profane.

Cerchiamo tutti gli elementi che ci uniscono. Esamineremo e discuteremo gli elementi che ci dividono per trovare una soluzione unificante anche in questi. Ricordiamoci, soprattutto, che, se veramente siamo dei “Liberi Muratori”, abbiamo un elemento importantissimo che, tutti insieme, ci unisce e ci cementa: la nostra volontà di lavorare unicamente

A.´. G.´. D.´ . G.´. A.´. D.´. U.´.

Publicado on junho 21, 2013 at 11:33 am  Deixe um comentário  

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